Il paesaggio
Vallate ricche delle più varie colture, in specie vigneti; strade e trazzere che si disperdono nei boschi; tanti laghetti; acque scintillanti e rumorose. Qui domina il fiume Jato che dalla sorgente Cannavera congiunge le acque della fonte Rizzolo con quelle della Chiusa, in un corso lungo e tortuoso ai piedi del Monte Jato. Qui, nella valle, a circa trenta chilometri a Sudovest di Palermo si estende San Giuseppe Jato.
Dalla sommità del Monte (852 metri) si
gode uno splendido panorama con sullo
sfondo le vette che fanno da avamposto alle
Madonie: Monte Mirabella, Monte
Dammusi, Monte Signora, Monte della
Fiera. Poi, lo sguardo si spinge fino al mare
verso Castellammare del Golfo, dove
sfocia il fiume, che ha già generosamente
alimentato, ad occidente, l'invaso artificiale
del Poma.
Formato su tre lati da ripidi pendii, il Monte Jato è, di fatto, praticabile solo se si attraversa, ad est, un contiguo pianoro. Tale configurazione lo ha reso nell'immaginazione popolare simile a un Dio Protettore che rende sicuro l'insediamento degli uomini. Salvo ad arrabbiarsi: ché, allora, le vene che lo irrorano si gonfiano a dimostrare la sua potenza di Dio dell'acqua. Dice la leggenda che le sue "viscere" siano formate da un reticolo di caverne e cunicoli sotterranei, tant'è che quando piove incessantemente, dalle due grotte, la Piccola e la Grande, che esistono sul costone di nordovest, muove un torrente fragoroso che cade rumorosamente nella valle.
È bene ricordare che una terribile alluvione
ha funestato nel marzo 1838 il
Comune di San Giuseppe Jato. La frana ha
distrutto gran parte del paese; ma, intorno
alle case rovinate e, ancora più a sud, la
comunità non solo ha ricostruito il suo habitat,
ma ha dato vita ad un altro insediamento,
San Cipirello. Questo ultimo conurbato,
nonostante la separazione amministrativa,
a San Giuseppe Jato appare, difatti,
per volontà della Montagna, una sua
prodigiosa emanazione.
